Riconoscere la depressione

Riconoscere la depressione

Abitualmente, la tristezza viene associata alla depressione.

Gli autori americani Allan Horowitz e Jerome Wakefield hanno effettuato degli studi che dimostrerebbero come la tristezza sia qualcosa di intrinseco alla natura umana, riscontrabile persino negli animali, e che niente ha a che vedere con il fenomeno, (più complesso e originato da una sintomatologia specifica), della depressione.

Anzi, i due autori, sottolineano invece come la tristezza sia una risorsa, un peso in grado di controbilanciare quell’euforia che spesso ci avvicina al pericolo e può condurci a decisioni o azioni inopportune recando danni alla nostra vita.

E’ ciò che può accadere, ad esempio, con i cambiamenti stagionali: acquisti smodati in primavera, o con il solleone estivo, relazioni amorose rischiose.

La tristezza, invece, con le sue inevitabili pause, consente alla mente di fermarsi a riflettere guidandoci a decisioni ponderate.

Conclude la ricerca, che anche gli scimpanzé conoscono la malinconia, e i ciechi, quando si sentono tristi, assumono un’espressione identica a quella di tutti gli altri esseri umani, pur non avendo mai visto com’è fatto un volto imbronciato.

Sarebbe, quindi, uno dei molteplici toni della sfera emozionale e, se vogliamo continuare con l’esempio delle stagioni, come una giornata uggiosa d’autunno.

Altro è la depressione! Come riconoscerla?

Quali sono i sintomi che possono farci comprendere che forse siamo un po’ più che tristi?

Innanzitutto è opportuno evidenziare che secondo l’OMS, (Organizzazione

Mondiale della Sanità), la depressione è purtroppo una delle malattie più diffuse ed invalidanti al mondo e sovente viene diagnosticata e/o curata non tempestivamente, intensificandone, così, intensità e durata.

 

Alcune volte viene sottovalutata, in particolare se colpisce in giovane età e ne sono testimonianza le sempre più numerose morti per suicidio tra gli adolescenti.

La depressione è doppiamente più comune nel genere femminile sia in età adolescenziale che adulta rispetto al genere maschile.

Essa può avere un esordio lento o acuto ed essere originata da un evento traumatico, ma anche sopraggiungere senza fattori concomitanti (depressione endogena) ed assumere forme minori a carattere transitorio della durata di   settimane o forme croniche per anni.

L’umore depresso può distinguere certe dinamiche psicofisiche conseguenza di eventi come ad esempio l’alternarsi delle stagioni (SAD, acronimo dall’inglese ”Seasonal Affective Disorder”), in cui si ipotizza che alla base di tale sindrome vi sia la considerevole diminuzione di luce solare tipica del periodo autunnale ed invernale, ed anche il sostanziale cambiamento di temperatura durante questi periodi, oppure la nascita di un bambino (depressione post partum ) per la quale eziologicamente vengono ipotizzate cause ormonali e stressor di natura psicosociale tra loro interagenti.

Inoltre, può insorgere in seguito ad un grave e stressante evento per l’individuo come la morte di una persona cara o altre situazioni a carattere traumatico e in questi casi si parla di depressione reattiva.

Quindi, un calo dell’umore momentaneo e di modesta entità può essere normale, ma diventa un vero e proprio disturbo psicopatologico, quando perdura per settimane, mesi o anni concretizzandosi in una costellazione sintomatologica intensa e talmente frequente da compromettere la normale vita della persona nelle dimensioni personali, sociali, lavorative e relazionali.

Quando una persona è vittima di un disturbo depressivo, la sua mente può riempirsi di recriminazioni rivolte contro se stessa.

Prestare attenzione può diventare un compito così estenuante da rendere difficile per queste persone assimilare ciò che hanno letto o udito.

I sintomi principali che caratterizzano la depressione sono uno stato emotivo permeato da profonda tristezza con incapacità di vivere il piacere nelle abituali attività.

Anche le relazioni interpersonali sono compromesse perché le dinamiche emotive presentano una modulazione inadeguata e/o eccessiva, rallentamento o arresto psicocognitivo, agitazione o rallentamento motorio, affaticabilità, scarsa o assente autostima, intorpidimento psicofisico, inappetenza o iperfagia, insonnia o ipersonnia, disturbi sessuali (calo della libido), disturbi psicosomatici, pensieri ricorrenti di morte e suicidio.

La depressione, nelle sue complicazioni, può innescare la comparsa di ulteriori patologie mentali come anoressia e/o bulimia, disturbo di panico, disturbo ossessivo- compulsivo, abuso o dipendenza da alcol o da altre sostanze psicoattive.

In un modello psicodinamico attuale della depressione è enfatizzata la presenza, nei pazienti depressi, di una vulnerabilità narcisistica di base o di una fragile autostima (Busch et al.,2004).

Il trattamento della depressione, secondo il pensiero psicodinamico prevede la focalizzazione dell’attenzione su ciò che è unico e specifico di ogni paziente.

Ad esempio, secondo Blatt, esistono due tipologie di pazienti affetti da depressione: il tipo anaclitico, caratterizzato da sentimenti di impotenza, solitudine e fragilità correlati a croniche paure di abbandono e di mancanza di protezione.

Presentano una marcata vulnerabilità rispetto alla rottura di relazioni   interpersonali con persistente desiderio di essere accuditi, protetti, amati.

Il paziente depresso di tipo introiettivo attribuisce invece un ruolo primario allo sviluppo del Sé e considera come secondarie le relazioni interpersonali, è eccessivamente perfezionista e competitivo e si sente assiduamente spinto a raggiungere risultati ottimali a livello scolastico o professionale

La depressione anaclitica si presenta prevalentemente con sentimenti di abbandono, perdita e solitudine, mentre quella introiettiva si manifesta soprattutto con sentimenti di colpa e inutilità accompagnata da una sensazione di fallimento. 

Chiama
Mappa