Disturbi relazionali

Disturbi relazionali

Esistono diverse tipologie di difficoltà e disturbi relazionali: in genere cominciano iniziano a strutturarsi nell’infanzia, quando il bambino di non più di 3 anni deve separarsi (per un periodo di tempo di durata variabile da qualche ora ad alcuni giorni) dalla figura di riferimento. In questo caso si possono manifestare atteggiamenti aggressivi oppure di chiusura, momenti di pianto incontrollabile, ansia o paura intensa. Le reazioni variano a seconda del carattere del bambino e del tipo di relazione instaurata con il genitore. Questi comportamenti di attaccamento sono abbastanza comuni nell’infanzia, tuttavia si evolvono in veri e propri disturbi relazionali quando permangono nella vita da adulto e si manifestano nel caso il paziente venga separato dalla figura affettiva di riferimento. Invece all’interno dell’ambiente scolastico possono essere collegate alle difficoltà a seguire le regole oppure a socializzare con gli altri. Inoltre si distingue tra disturbi relazionali evitanti, ambivalenti e disorganizzati. Nel primo caso ci si comporta come se le persone non esistessero perché troppo concentrate su sé stesse e sulle proprie fantasie in quanto hanno imparato a fare a meno degli altri. Se invece da bambini la figura affettiva di riferimento è stata incostante e imprevedibile, si tende a rinunciare alla propria autonomia per non perderla. Di conseguenza da adulti si tende ad avere relazioni per un supporto emotivo e psicologico. Infine i disturbi relazionali disorganizzati portano a vedere la figura di attaccamento come minacciosa. Così il bambino sviluppa da adulto atteggiamenti di sopraffazione verso gli altri e di iper-allerta. In tutti questi casi risulta essere fondamentale elaborare il problema alla base del disturbo attraverso un percorso psicoterapeutico. Infatti la comunicazione è vitale per affrontare questo genere di difficoltà.

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